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Emma Bonino sul caso Gregoretti al Senato della Repubblica ha parlato di polemiche e dibattiti fuorvianti. La leader di +Europa ha voluto far chiarezza su quanto è successo in queste settimane tra i membri di Palazzo Madama. Quando sui social si dibatte fino all’inverosimile di questioni che andrebbero affrontate con la massima serietà solo in aula al Senato. Si riferisce poi a Matteo Salvini, definendolo megalomane, spingendo verso il voto a processo. Salvini è accusato di sequestro di persona per aver negato lo sbarco in Italia dei migranti della nave Gregoretti, perciò lo identifichiamo come caso Gregoretti. Ecco le parole di Emma Bonino al Senato della Repubblica.

Emma Bonino al Senato della Repubblica: dibattiti fuorvianti

Emma Bonino al Senato della Repubblica parla di dibattiti fuorvianti. “Dopo tante settimane di dibattiti che hanno coinvolto tutti, ovviamente fuori dal Parlamento, arriva finalmente il dibattito nel solo posto legittimo, ovvero l’aula del Senato. Tutte queste settimane sono state investite da dibattiti totalmente fuorvianti.”

Emma Bonino continua spiegando le sue precedenti affermazioni: “Tutti a chiedersi se il Governo ne uscisse rafforzato o indebolito, a chi giova o a chi non giova. Capisco tutto, non sono una marziana, ma non le condivido. La sfumatura di megalomania di Salvini non sfugge a nessuno, ma quando si accosta a Trump direi che siamo fuori contesto.” Così introduce il suo intervento la leader di +Europa.

Vedi anche: Caso Gregoretti, Matteo Salvini a processo il Sì del Senato

Emma Bonino al Senato della Repubblica: applicare la Costituzione

Emma Bonino al Senato della Repubblica – “Il nostro compito è più netto e più semplice, ed è l’applicazione dell’articolo della Costituzione. È importante comprendere in quest’Aula ciò che non dobbiamo e non possiamo fare.” Riferendosi ovviamente al fatto che Salvini avrebbe dovuto avere forse più coscienza nel prendere la sua decisione sul caso Gregoretti.

Emma Bonino al Senato della Repubblica: a

Emma Bonino al Senato della Repubblica ribadisce un concetto fondamentale con cui lo stesso Matteo Salvini si è trovato d’accordo. “Non dobbiamo sostituirci al Tribunale di Catania, non dobbiamo discutere la linea politica sull’immigrazione. Dobbiamo fare un altro lavoro e farlo con serietà, dobbiamo valutare se nel caso di specie sussista una delle condizioni per sottrarre un ministro al corso della giustizia.” Detta così, pare proprio che la Bonino abbia spinto fortemente per un ricorso alla giustizia per Salvini.

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Inoltre, aggiunge: “Dobbiamo motivare se l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse di uno Stato, ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico. La motivazione non può essere meramente politica, bisogna indicare quale sia l’interesse dello Stato in tal senso.”

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