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La trombosi è la terza malattia cardiovascolare più comune, si parla di trombosi venosa profonda quando il sangue si coagula sviluppando un trombo in una gamba, o in un altro punto lontano dal cuore. L’embolia polmonare è collegata alla trombosi venosa profonda quando il trombo si rompe immettendo nella circolazione sanguigna un embolo, ossia una massa anomala insolubile, che arriva ai polmoni tappando le arterie polmonari e impedendo la respirazione. Andiamo nel dettaglio della trombosi venosa profonda scoprendo quali sono i sintomi, le cause e i fattori di rischio, e quali sono invece i sintomi dell’embolia polmonare; infine tratteremo anche il tema “trombosi e vaccino Astrazeneca” rivelando le ultime scoperte scientifiche.

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Trombosi, trombo ed embolo: cosa c’è da sapere

La trombosi è una malattia che consiste nella formazione di trombi attaccati alle pareti dei vasi sanguigni. Solitamente il trombo, cioè un coagulo di sangue, si forma nella parte più distante dal cuore, come nelle gambe o nelle braccia, dove il sangue scorre più lento ed è più probabile che si possa coagulare.

L’embolo invece, è una massa anomala insolubile che circola nel sangue, può essere un pezzo di trombo che si è staccato oppure una bolla d’aria o un cristallo di colesterolo, per fare altri esempi. Quando l’embolo si immette in un’arteria o in una vena delle sue stesse dimensioni interrompe il flusso sanguigno facendo da tappo, innescando pericolose conseguenze.

Esistono diversi tipi di trombosi, a seconda del vaso sanguigno in cui il trombo va a fare da tappo, ad esempio:

  • Trombosi Polmonare: quando un trombo occlude le arterie polmonari bloccando il passaggio del sangue e impedendo così la respirazione.
  • Trombosi Cerebrale: in questo caso il trombo occlude le arterie cerebrali, bloccando il passaggio del sangue le cellule nutrite da quell’arteria subiscono un’infarto e vanno incontro a necrosi.
  • Trombosi Emorroidaria: è una condizione piuttosto comune, il trombo, ossia il coagulo di sangue, blocca l’afflusso ai vasi sanguigni che irrorano le emorroidi.
  • Trombosi Portale o Addominale: il trombo in questo caso rappresenta un’ostruzione o un restringimento della vena porta, il vaso sanguigno che porta il sangue dall’intestino al fegato, è una condizione più rara.

Cause e Fattori di rischio della Trombosi

Le cause della formazione di un trombo sono da attribuire a tre fattori concomitanti che costituiscono la Triade di Virchow ossia tre condizioni che si presentano nello stesso momento originando la trombosi venosa profonda:

  • Danno endoteliale; è una lesione dei vasi sanguigni che innesca la coagulazione di solito causata da un trauma fisico, ipertensione, esposizione a radiazioni, infiammazione, alterazione metabolica.
  • Alterazioni del flusso ematico, a seconda che il flusso scorra molto lentamente (stasi del flusso ematico) o in modo caotico (turbolenza del flusso ematico); queste alterazioni sono causate da aneurismi, infarto acuto del miocardio, anemia falciforme, inattività fisica prolungata, gravidanza.
  • Ipercoagulabilità o trombofilia; indica qualsiasi alterazione, anomalia o difetto della coagulazione che predispone chi ne è affetto alla formazione anomala di trombi. L’ipercoagulabilità può essere un’anomalia congenita o acquisita, quest’ultimo caso riguarda ad esempio fumatori, malati di tumore, soggetti obesi, donne con un’incremento dei livelli di estrogeni, soggetti con sindrome trombocitopenia indotta da eparina.

Tra i fattori di rischio della trombosi degni di nota troviamo il fattore congenito, se si hanno parenti che hanno avuto la trombosi è più probabile essere predisposti alla formazione di trombi, e il fattore di stasi, riguarda le persone obese, pigre o che in generale fanno pochissima attività fisica e passano molto tempo fermi, come chi lavora alla scrivania.

Sintomi della Trombosi Venosa Profonda e dell’Embolia Polmonare causata da un trombo

La trombosi venosa profonda manifesta sintomi solo nel 50% dei casi totali, molti non ottengono una diagnosi. Spesso si verifica una trombosi, quindi si ha un coagulo di sangue nei vasi sanguigni o nei capillari ma poi questo si dissolve senza arrecare danni o senza sviluppare problematiche gravi.

I sintomi più frequenti della trombosi sono edema (gonfiore), arrossamento, tensione e dolore. Purtroppo i sintomi in caso di tromboflebite (trombosi delle vene superficiali), trombosi venosa profonda (gamba e braccio) o nel caso di embolia polmonare differiscono da paziente a paziente. E’ difficile riconoscere precocemente la malattia, ma nel caso in cui si manifestino questi sintomi è fondamentale rivolgersi subito ad un medico che possa comprendere l’entità della sintomatologia e curarla per tempo.

La trombosi venosa profonda si sviluppa solitamente in una sola gamba, o comunque in un solo arto, è molto raro che si sviluppino trombi in entrambi gli arti, questo infatti è un fattore da prendere in considerazione per confermare la diagnosi di trombosi.

In caso di trombosi venosa si può camminare ed è consigliato tenere l’arto a riposo un po’ sollevato. Le trombosi possono regredire lentamente per mesi e mesi, infatti solitamente il processo di guarigione si conclude dopo 12 mesi.

Sintomi della Trombosi Venosa Profonda

Parliamo dei sintomi della trombosi venosa profonda: Un paziente su due non lamenta sintomi particolari, tuttavia il restante 50% dei pazienti riferisce i seguenti sintomi localizzati alle estremità colpite (gamba e caviglia; raramente collo e braccia):

  • dolore,
  • edema (gonfiore),
  • arrossamento,
  • senso di calore,
  • dilatazione delle vene superficiali.

Ai primi sintomi di una trombosi venosa è necessario consultare un medico con urgenza, per effettuare una diagnosi precisa e che possa scongiurare ad esempio, dopo alcuni giorni di sviluppare un’embolia polmonare. Infatti, è noto che se non si reagisce tempestivamente a un evento di trombosi, da questo coagulo di sangue può generarsi un embolo che circolerà nei vasi sanguigni anche per un paio di giorni prima di arrivare ai polmoni e causare un’embolia. E’ anche vero che molti trombi si dissolvono autonomamente senza causare ulteriori problemi, ma è sempre meglio esserne certi.

Sintomi e cura dell’Embolia Polmonare causata da un trombo (Tromboembolia Polmonare)

I principali sintomi dell’embolia polmonare causata da un trombo, detta anche trombosi polmonare o tromboembolia polmonare, sono:

  • dispnea (difficoltà di respirazione),
  • forte dolore al torace,
  • colpi di tosse con emissioni di sangue,
  • cianosi,
  • giramenti di testa,
  • battito cardiaco irregolare.

Nel caso di embolia polmonare causato da trombosi venosa profonda l’embolo si origina in una vena profonda di una gamba e giunto nei polmoni impedisce la respirazione. La terapia in caso di trombosi polmonare consiste nella somministrazione di farmaci anticoagulanti per tentare di dissolvere il trombo, altrimenti si usano medicinali trombolitici e infine trattamenti più invasivi in casi gravi (embolectomia e filtro cavale).

Consigli per Prevenire la Trombosi

  • Indossare abiti e scarpe comodi;
  • Trovare il tempo per una passeggiata di quaranta minuti a passo sostenuto;
  • Non esporre le gambe al sole nelle ore più calde della giornata, né a fonti di calore dirette (per esempio una stufa);
  • Durante la giornata, compiere frequenti esercizi fisici degli arti inferiori;
  • Abolire il fumo;
  • Seguire una dieta sobria ed equilibrata, consumando molti liquidi e riducendo al minimo l’assunzione di alcol.

Trombosi e Vaccino Astrazeneca: cos’è VITT, la Trombocitopenia Trombotica Immune indotta da Vaccino

Recentemente, si sono verificati casi di trombosi dovuti al vaccino Astrazeneca e trombosi dopo il vaccino Johnson&Johnson; dopo un’attenta analisi degli esperti è stato coniato il termine “trombocitopenia trombotica immune indotta da vaccino (Vitt)” per definire la malattia dei casi di trombosi causati dal vaccino anti-Covid.

Un gruppo di scienziate ha rivelato al Corriere della sera che la VITT è “Una sindrome nuova, mediata da auto-anticorpi, molto diversa dalle classiche trombosi venose profonde che hanno altre cause” e che si manifesta soprattutto in “donne di età compresa tra i 20 e i 55 anni”. Ecco perché la soglia d’età consigliata per il vaccino Astrazeneca è dai 60 anni in su, tuttavia ci sono ancora in ballo studi che potranno fare ulteriore chiarezza in merito alle correlazioni tra vaccino e trombosi, ma ecco cos’è stato scoperto.

“I dati dimostrano che i sintomi (difficoltà respiratoria, dolore al petto, forte mal di testa, dolore addominale persistente, vista offuscata, vertigini, comparsa spontanea di lividi) compaiono da 5 a 20 giorni dopo la vaccinazione e correlano con la produzione di anticorpi contro un normale componente del nostro organismo, una proteina prodotta dalle piastrine che si chiama FP4. Questi auto-anticorpi patologici si legano a FP4, attivano le piastrine provocando una catena di eventi che portano alla trombosi”.

“Ad oggi, casi di trombosi con caratteristiche di Vitt sono stati riportati in diversi Paesi europei ed Ema (l’Agenzia europea per i medicinali) ne ha suggerito il legame causale con il vaccino AstraZeneca. Anche l’italiana Aifa ha sostenuto questa correlazione e ha proposto che in Italia il vaccino AstraZeneca sia riservato a soggetti di età superiore ai 60 anni, allineandosi almeno in parte con il limite imposto in altri Paesi europei. La situazione rimane ancora confusa, sia perché Aifa ha solo raccomandato, e non obbligato, la limitazione d’età, sia perché la frequenza e le caratteristiche della sindrome sono ancora poco definite”, ragionano le Scienziate per la società. I limiti di età imposti al vaccino Astrazeneca dovrebbero essere estesi anche al vaccino Johnson&Johnson in quanto entrambi i vaccini sono “basati su vettore adenovirale, è probabile che queste gravi reazioni siano dovute a componenti comuni ai due vaccini“.

La buona notizia – scrivono – è che esiste una terapia per curarlaquando diagnosticata precocemente: infusione di immunoglobuline ed anticoagulanti non eparinici”. “E’ ora necessario che gli ospedali ricevano indicazioni precise su come riconoscere e trattare questa sindrome e che i medici vaccinatori siano allertati ed informati per incoraggiare i soggetti vaccinati a chiedere assistenza medica se dovessero insorgere i sintomi caratteristici. Solo così si potrà trattare tempestivamente la possibile trombosi post-vaccino.”

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