Wanda Nara denunciata dal Codacons con l’accusa di aver usato le figlie per pubblicità di alcuni brand da lei sponsorizzati su Instagram e Facebook. Le figlie di Wanda e Mauro Icardi, Francesca e Isabella, stanno riscuotendo un buon successo sui social dove la mamma le istruisce a diventare influencer. Le bimbe di Wanda Nara e Mauro Icardi sarebbero state strumentalizzate per acquisire più visibilità trattando di prodotti usati per make up e cucina. Il Codacons per la denuncia a Wanda si appella al Garante della privacy, sui diritti dei minori cita Convenzione di New York 1989 e Regole di Pechino.

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Wanda Nara denunciata dal Codacons

Il Codacons ha denunciato la showgirl argentina Wanda Nara, moglie di Mauro Icardi, per aver diffuso “foto in cui bambini vengono utilizzati per pubblicizzare un brand (lo stesso usato dalla nota influencer) con pose e atteggiamenti idonei a ledere l’immagine del minore ed il sentimento dei minori che vedono tali foto.

Se da un lato è comprensibile che la mamma insegna alle figlie il proprio “mestiere”, dall’altro è del tutto sconcertante vedere una bimba atteggiarsi a donna e addirittura truccarsi pesantemente. Oltretutto fa anche un video tutorial di come ci si trucca in quel modo e vale a dire, comprando i prodotti della linea make up di Wanda Nara. Guarda caso.

Il Codacons insomma non ha affatto tutti i torti, ed ha richiesto ai social, Facebook e Instagram, di rimuovere i contenuti incriminati dai profili di Wanda Nara.

Wanda Nara sotto accusa: Usa le figlie per farsi pubblicità

Wanda Nara, secondo il Codacons, mette a rischio l’immagine delle proprie figlie Isabella e Francesca pur di promuoversi. Nel dettaglio il Codacons scrive:

La diffusione di tali immagini è assolutamente pericolosa, in quanto con esse si veicola l’identità e l’intimità di un bambino in tenera età e lo si fa attribuendo ad un viso di bambina il corpo di una donna. Al di là di ciò che può essere un gioco, la consapevolezza di utilizzare in siffatto modo l’immagine del bimbo/bimba si aggrava laddove chi fa tale uso si serve della propria notorietà e si rivolge ad una vasta gamma di soggetti dei quali non è in grado di conoscere e controllare il livello di affidabilità.

Se questa storia vi ha fatto venire qualche dubbio, potete vedere direttamente sul profilo Instagram di Wanda Nara quali sono i video incriminati (finché presenti) e schiarirvi le idee.

L’associazione a tutela dei consumatori aggiunge:

Si tratta, invero, di una pericolosa tendenza, che sta assumendo contorni sempre più rilevanti e che si innesta nel problema di più ampio respiro dell’uso sconsiderato della rete, in cui, accanto ad una indiscussa facilitazione della comunicazione globale, della circolazione di idee e della diffusione di informazioni, si staglia imponente il fenomeno del concreto rischio di danni a quell’enorme platea di minori che quotidianamente gravita, più o meno consapevolmente, intorno al web e alle sue immagini.

Per tali motivi il Codacons ha chiesto a Instagram e Facebook la sospensione o cancellazione di tutti quei post in cui Wanda Nara pubblica immagini idonee a ledere i diritti dei minori e chiede di voler verificare la liceità delle pubblicazioni delle immagini sui profili social e, nel caso in cui siano riscontrate violazioni della normativa vigente in materia, di assumere ogni opportuno provvedimento.

Nell’esposto contro la showgirl e imprenditrice argentina, il Codacons vengono citati una serie di articoli del codice civile, della Convenzione di New York del 1989 e delle Regole di Pechino che Wanda Nara avrebbe violato.

Non solo Wanda, bisogna tutelare i minori dai pericoli del Web

Solo perché i social sono divertenti e apparentemente innocui non vuol dire che lo siano realmente. Come purtroppo sappiamo i pericoli del Web sono infiniti e si nascondono dietro like, condivisioni, messaggi privati e commenti. Seppure Wanda ha strumentalizzato le figlie per intenerire potenziali clienti e vendere di più, sappiamo bene che per quanto è vasto il web non è certo l’unica.

Tuttavia, citare un personaggio pubblico per un’accusa simile dovrebbe servire a risvegliare un po’ di coscienze, affinché i genitori non utilizzino i propri figli come trofei da esporre in vetrine social e anzi li tutelino da esse.

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