Conte si dimette e punta il dito contro Salvini. Il suo discorso è la prova di un profondo dissenso per 5 motivi. La “crisi di governo irresponsabile”

conte si dimette

Conte si dimette, nel suo discorso però si toglie dei sassolini dalle scarpe prima di annunciare la notizia. Si scaglia direttamente contro il partito e, in particolare contro il ministro che ha causato questa crisi di governo non necessaria e istituita in un momento troppo delicato. La sua dura decisione di dimettersi è conseguenza delle scelte prese da Matteo Salvini, ministro dell’Interno.

Sin da subito aveva promesso un governo “all’insegna della trasparenza e del cambiamento”, perché è questo che gli italiani chiedevano quando il 4 marzo 2018 si sono recati a votare.

Fa notare che la politica ad oggi si basa su una comunicazione semplice, “un linguaggio semplificato, segno inesorabile dei tempi” con i cittadini, ma il modo in cui Salvini ha agito non si può tollerare perché non permette ai suoi oppositori di replicare in alcun modo; così non c’è dibattito, non c’è confronto ed è scorretto. Ma gli attacchi alla Lega non finiscono qui, per Conte la decisione di tornare alle urne è grave e ci spiega perché in 5 punti.

1. Questa crisi interviene a interrompere prematuramente un’azione di governo che procedeva operosamente e che già nel primo anno aveva realizzato molti risultati e ancora molti ne stava realizzando. – l’ex premier ha spalleggiato così Di Maio e il Reddito di Cittadinanza, noncurandosi dei furbetti, poi prosegue.

2. Questo governo era nato per intercettare l’insoddisfazione dei cittadini che con il voto del 4 marzo 2018 avevano manifestato il desiderio di un cambio di passo rispetto alle politiche pregresse e per questo mirava a realizzare un ampio disegno riformatore che ora viene bruscamente interrotto.

3. Questa decisione viola il solenne impegno che il leader della Lega aveva assunto all’inizio della legistlatura sottoscrivendo il contratto di governo con il Movimento 5 Stelle. Ricordo che il contratto prevede in caso di divergenze impegno delle parti – citando testualmente dal contratto – “a discuterne con la massima sollecitudine nel rispetto dei principi di buona fede e di leale cooperazione”.

4. I tempi di questa decisione espongono a gravi rischi il nostro Paese – spiegando che – una crisi in pieno agosto comporta potenzialmente elezioni anticipate in autunno. Considerando i tempi costituzionalmente necessari per la convocazione delle nuove camere per la formazione del governo, il rischio di ritrovarsi in esercizio finanziario provvisorio è altamente probabile. Nell’ambito di una congiuntura economica non certo favorevole il nuovo governo si ritroverebbe nelle difficoltà di contrastare l’aumento dell’IVA e con un sistema economico esposto a speculazioni finanziarie e agli sbalzi dello spread.

5. Aggiungo che questa crisi interviene in un momento delicato dell’interlocuzione con le istituzioni europee. Siamo in avvio di legislatura proprio in questi giorni, si stanno per concludere le trattative per le nomine dei Commissari e per la copertura di altre delicate posizioni. Mi sono sin qui adoperato per assicurare all’Italia un rilievo centrale nei nuovi assetti in linea con il prestigio, la forza economica, – insomma – culturale del nostro Paese. Evidente che l’Italia corre ora il rischio di partecipare a questa trattativa in condizioni di oggettiva difficoltà.

Giuseppe Conte

E’ per questo che secondo lui la scelta di Salvini di mettere in crisi il governo non è una scelta dettata da chi vuole salvare il Paese, anzi, secondo lui è creata appositamente per inseguire scopi personali e di partito. Conte ribadisce che per avere un governo efficiente è fondamentale essere in grado di “filtrare gli interessi personali e di partito alla luce di garantire gli interessi generali.”

Conclude il suo discorso, dopo altre sagge frecciatine, dicendo “Il governo finisce qui, darò le dimissioni”.

Ci siamo persi l’unico politico pacato e colto che avevamo al governo. Ora non ci resta che restare a guardare come l’Italia affonda nelle mani di un impulsivo aspirante dittatore e uno sfaticato ex-bibitaro.

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