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Oggi in TV

Il boss mafioso Graviano, condannato per le stragi del ’92 e ’93, a maggio 2020 minaccia Massimo Giletti e Nino Di Matteo, che lo scoprono solo IERI. Da quando hanno aperto l’inchiesta sul caso Nino Di Matteo al DAP, svolta da Non è l’Arena su LA7, il ministro Bonafede ha rischiato la sfiducia. I boss mafiosi istigatori delle insurrezioni nelle carceri, che tempo addietro evitarono la nomina di un magistrato onesto al DAP, ora minacciano. Però non minacciano il ministro della Giustizia, bensì il giornalista che indaga e che mette a nudo la corruzione del ministro Bonafede in diretta tv. Ed è così che arriviamo alla notizia di oggi: un giornalista e un magistrato onesto sono minacciati dai boss, protettori del ministro che, bona-fede non ha!

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Boss mafioso Graviano minaccia Massimo Giletti e Nino Di Matteo

Ecco cos’è successo secondo quanto riportato dal vicedirettore dell’Espresso Lirio Abate nel libro “U Siccu – Matteo Messina Denaro: l’ultimo capo dei capi” e anticipato da Repubblica.

A maggio 2020 due agenti del Gom (reparto mobile della polizia penitenziaria) sentono il boss mafioso Graviano, condannato per le stragi del ’92 e ’93, mentre si rivolge al boss della ‘ndrangheta Maurizio Barillari parlando a voce alta.

Gli agenti ascoltano la conversazione, l’impressione è che i boss volessero proprio farsi sentire mentre dicevano quanto segue:

Quell’uomo… di Giletti, e quel… Di Matteo, stanno scassando la minchia.

boss Graviano

Ricordiamo che proprio in quei giorni Giletti tira duro sull’inchiesta per la mancata nomina di Nino Di Matteo a direttore delle carceri, portata avanti da Non è l’Arena. Massimo Giletti, andando avanti a scavare per portare a galla la verità sul caso conduce addirittura il ministro Bonafede a rischiare la sfiducia in Parlamento, dove resta grazie alla maggioranza dei partiti al governo.

Boss Graviano solidale con Bonafede, “qui gatta ci cova” diceva la nonna

Il boss Graviano, nell’esprimere disprezzo per l’inchiesta portata avanti da Giletti trova anche il tempo di congratularsi per il lavoro svolto dal ministro Bonafede:

Il ministro fa il suo lavoro e loro rompono il cazzo.

boss Graviano

Il boss Graviano si è poi mostrato contrariato per l’inchiesta di Giletti a Non è l’Arena sulle scarcerazioni mafiose. I giornalisti del programma sono infatti andati a bussare a casa dei diretti interessati sollevando un polverone, e facendo sì che alcuni detenuti ammessi ai domiciliari tornassero in cella. Merito di giornalisti coraggiosi, ricordiamolo.

Ma che motivo avrà mai il boss Graviano di esprimere solidarietà al ministro della Giustizia meno giusto della storia della Repubblica Italiana? Sarà perché il ministro ha evitato in ogni modo la nomina di Di Matteo al DAP? Ruolo poi rivestito da Basentini fino alle sue dimissioni, consegnate successivamente le rivolte nelle carceri. Oppure sarà perché Bonafede è proprio colui che ha scarcerato più boss di quanti ne avessero fatti uscire tutti i suoi predecessori messi insieme? Sarà per entrambe le ragioni. Ma cosa ne pensa Giletti? E come mai non se n’è parlato a maggio di questa storia?

Intervista a Giletti del Corriere della Sera

Riportiamo di seguito, parola per parola, l’intervista a Massimo Giletti del Corriere della Sera, da leggere con attenzione fino all’ultima parola.

Massimo Giletti ha appreso la notizia da Repubblica

Il giornalista apre l’intervista mirando dritto al punto: “Massimo Giletti, quando ha saputo quello che ha detto il boss Graviano?

Oggi. L’ho appreso da Repubblica.

Massimo Giletti – Non è l’Arena

Ammette il direttore di Non è l’Arena che indigna l’intervistatore: “Possibile? Possibile che nessuno l’abbia informata prima? Lo ritiene normale saperlo dai giornali e non dalle istituzioni?

“Lo ritengo grave. – precisa Giletti – Quelli degli agenti del Gom sono ascolti che risalgono a maggio, ora siamo a luglio: non mi pare proprio normale che io non ne abbia saputo nulla.

Quello che è grave è apprendere informazioni così delicate da un giornale piuttosto che dallo Stato e dalle istituzioni competenti. – spiega il conduttore di Non è l’Arena – Pretenderei una maggiore attenzione da parte di chi ha sulla sua scrivania questo tipo di informazioni.

In questa storia quello che pesa è per l’ennesima volta il silenzio delle istituzioni competenti. Mi è sempre rimasta impressa una frase della moglie di Totò Riina: “alla fine scoprirete che i peggiori non siamo noi“.

Massimo Giletti – Non è l’Arena

Poche parole di Giletti e già siamo convinti che il suo caso meritava tutta l’attenzione necessaria. Il silenzio delle istituzioni, nel momento in cui Giletti incalzava di più nel suo programma contro i boss, è classico dello stile mafioso.

Il giornalista che lo sta intervistando infatti puntualizza “Il ministro Bonafede l’ha chiamata solo a notizia uscita…

Prendo atto che mi abbia chiamato il ministro Bonafede e sono contento che lo abbia fatto, ma ribadisco che avrei dovuto sapere prima delle minacce del boss Graviano nei miei confronti. Mi sarebbe piaciuto non apprenderlo da un giornale, ma che qualcuno mi chiamasse per dirmelo.

Massimo Giletti – Non è l’Arena

Dichiarazioni scottanti dei boss mafiosi

C’è chi dice che sul tavolo del ministro ci sarebbero anche altre dichiarazioni scottanti. Come si sente?

Chi fa questo lavoro deve mettere in preventivo che possano succedere certe cose. Di solito nel nostro programma non ci chiediamo se Meghan Markle debba fare il bagno a Milano Marittima o a Forte dei Marmi. Quindi è evidente che lo metto in preventivo: questo lavoro, se lo fai bene, ha una quota di rischio alta.

Ripeto: mi amareggia molto l’assenza delle istituzioni, mi sarei aspettato di essere avvisato, non di leggerlo su un giornale.

Massimo Giletti – Non è l’Arena

Il giornalista Giletti, ha battuto pesantemente il chiodo delle ingiustizie in Italia, portando addirittura il ministro Bonafede a rischiare una sfiducia in Parlamento. Il suo lavoro lo sta facendo bene di certo, o i boss mafiosi non avrebbero motivo di temerlo.

Che impressione le fa sentire Graviano che dice “Il ministro fa il suo lavoro e loro rompono il…”?

Se così stanno le cose – e non posso dubitarne – mi fa capire che io ho sempre scelto da che parte stare, non ho mai esitato un attimo, E sono contento di aver dato voce a Di Matteo. Sui silenzi ognuno risponderà alla propria coscienza.

Massimo Giletti – Non è l’Arena

Abbiamo evidenziato l’ultima frase detta da Giletti in risposta al giornalista del Corriere, perché secondo noi leggendo tra le righe si può evincere molto più del suo significato connotativo.

Bonafede dovrebbe dimettersi

In un Paese normale Bonafede si dovrebbe dimettere?” chiede poi il giornalista:

Ma noi siamo un Paese normale? – ribatte Giletti – Già prima avrei voluto fare delle domande al ministro Bonafede rispetto a quello che è emerso dalla nostra inchiesta. Oggi a quattr’occhi gli chiederei altro.

Massimo Giletti – Non è l’Arena

Chissà se Giletti chiederebbe a Bonafede se il silenzio delle istituzioni su queste minacce è dovuto alle inchieste rompiscatole che porta avanti sulla scarcerazione dei boss e sulla mancata nomina di Di Matteo al DAP. Ad ogni modo secondo noi Bonafede dovrebbe dimettersi e poi emigrare a gambe levate. Tuttavia, un poltronaro professionista come lui, che prende esempio da uno dei migliori poltronari della Repubblica, il premier Conte, non si dimetterebbe mai. La bella notizia è che il popolo ha il potere di cacciarlo in qualsiasi momento, se solo lo vuole. Questo ci conforta.

Massimo Giletti: “Non smetto di lavorare a quell’inchiesta”

Adesso Non è l’Arena è in pausa. Lei continuerà a lavorare su quell’inchiesta?” Chiede infine il giornalista del Corriere della Sera a Giletti, il quale coraggiosamente risponde:

Lavoro a 360 gradi e non smetto di farlo.

Massimo Giletti – Non è l’Arena

Felici di poter contare sulla determinazione di un italiano vero, quale è Massimo Giletti, che combatte a mani nude un sistema corrotto nonostante tutto e tutti.

Non c’è che dire, viviamo in uno Stato di carta: dove i cittadini non contano niente, e i governanti stanno al gioco dei sadici per mangiare un pasticcino in più alla tavola dei potenti. Un governo che trasuda ingiustizie e mette gli interessi personali prima degli italiani. Un governo che spinge gli onesti e la gente comune all’angolo e persino al suicidio, per favorire italiani snaturati, lasciati invece a trionfare in allori immeritati.

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