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Riforma pensioni oggi “63 miliardi di euro fino al 2036 sono troppi”

riforma pensioni quota 100

Riforma pensioni: “Quota 100 brucerà 63 miliardi di euro fino al 2036”. In effetti, il pensionamento precoce porta con sé un onere non indifferente se contiamo che non fa il suo dovere. Permettere ai lavoratori attualmente in età pensionabile di andare in pensione anticipata grazie alla Quota 100 a soli 62 con 38 anni di contributi ci costerà caro. Ma c’è qualcuno che ha voluto dire la sua.

Presidente dell’INPS “Sono sorpreso”

Pasquale Tridico, il presidente dell’Inps, crede che una volta usciti i dati ufficiali si potrà avere un’idea più chiara di quanto effettivamente ci costi la quota 100 perché ad oggi non possiamo affermare che ci costa più di quanto dovrebbe. Ecco le sue affermazioni estrapolate da Today.

63 miliardi di costi fino al 2036 mi sembrano un po’ troppi.

Probabilmente – ha spiegato Pasquale Tridico – la Rgs intende qualcos’altro: si intende che qualcuno che va in pensione oggi con quota 100 continuerà a prendere una pensione in futuro, ma questa persona che va in pensione oggi sarebbe comunque andata in pensione a 67 anni. Quindi, quell’ammontare che si somma e diventa 63 miliardi fa parte di una somma che è già prevista. Quindi, se sono 63 miliardi e sono calcolati in questo modo allora non ci dobbiamo preoccupare perché non è questo punto.

Quota 100 costa 3,9 miliardi il primo anno, 8 il secondo e 8 l’altro. Quindi meno di 20 miliardi nel triennio, ma a questi non si possono sommare i soldi che i lavoratori avrebbero preso a 67 anni, non ha senso. Se continua il tasso di espansione attuale a 50%, si risparmierà il 50%.

Abbiamo una interlocuzione con la Ragioneria per parlare, sulla base dei nostri dati, di quanto costa quota 100. Usciranno dei dati ufficiali”

Pasquale Tridico

Quota 100 pesa troppo sui conti pubblici?

La Ragioneria Generale dello Stato a cui si riferiva Tridico è la stessa che ieri ha pubblicato uno studio sulle “tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario” in cui si legge che:

“Il complesso delle misure contenute nel Dl 4/2019 convertito con legge 26/2019 e nella Legge di Bilancio 2019 incluse nello scenario a normativa vigente, in controtendenza rispetto al precedente processo di riforme – si legge nello studio-, producono nel periodo 2019-2036, ulteriori maggiori oneri pari in media a 0,2 punti di pil l’anno, ossia circa 63 miliardi di euro.

E’ particolarmente accentuato nei primi anni della proiezione. In particolare, nel biennio 2020-2021, in corrispondenza con il maggior ricorso al pensionamento anticipato da parte dei soggetti che maturano il requisito congiunto per il collocamento a riposo con almeno 62 anni di età e 38 anni di anzianità contributiva, la maggiore incidenza della spesa in rapporto al pil ammonta a 0,5 punti percentuali. Negli anni successivi, il profilo dei nuovi oneri pensionistici in rapporto al pil mostra un andamento decrescente. Lo scostamento rispetto al livello risultante sulla base della legislazione immediatamente previgente si azzera nel 2036.”

Riforma pensioni: Quota 100 e il turnover

Aldilà dei costi che essa ci porterà, questa manovra per le pensioni crea il turnover che serve per creare più occupazione? Sembra di no, infatti contrariamente alle previsioni effettuate da Lega e Movimento 5 Stelle ecco quali sono i numeri. L’obbiettivo era creare 2 o 3 nuovi assunti ogni nuovo pensionato, invece accade esattamente l’opposto: 3 nuovi pensionati ogni nuovo assunto.

Ricordiamo inoltre che avevamo parlato già del fatto che nel 2050 si prevedono più pensionati che lavoratori, dunque è solo l’inizio di un lento declino per l’Italia.

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