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Quota 100, per ogni new entry nel mondo del lavoro ci sono 3 pensionati. La criticità della realtà italiana secondo Consulenti del lavoro.

Quota 100

A cinque mesi dall’introduzione della Quota 100 da parte del Movimento 5 Stelle per facilitare il ricambio generazionale nel mondo del lavoro i dati parlano chiaro; tutto dipende dal settore economico. I Consulenti del lavoro evidenziano le principali differenza dei lavoratori di oggi in Italia.

Innanzitutto, non è che la quota 100 non funzioni, ma va molto a rilento in determinati contesti. Per i dipendenti, gli impiegati e tutte quelle figure che non necessitano di titoli di studio importanti, o che comunque richiedano personale poco qualificato, è facile che ci sia un ricambio generazionale. Mentre resta più difficile per le posizioni lavorative importanti.

I lavori più qualificati sono dunque molto meno accessibili rispetto ai lavori meno qualificati e per questo l’Italia arranca anche sul mercato lavorativo.

Se un giovane laureato in giurisprudenza riesce a trovare lavoro presso una fabbrica di gelati abbandonerà il suo sogno di ricoprire un incarico più importante e legato alla sua qualifica. Si infrangono così milioni di sogni e speranze di una vita. I dati sono molto chiari su questo e ancora non si sa come bisognerà risolvere la situazione.

“E’ complicata la sostituzione per quanto riguarda legislatori, imprenditori e alta dirigenza (il saldo tra giovani che entrano e pensionati che escono è negativo per -48 mila), professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (-48 mila), per impiegati (-27 mila), conduttori di impianti, operai di macchinari fissi e mobili e conducenti di veicoli (-45 mila) e per i militari (-3 mila).”

il fatto quotidiano

La differenza con i posti di lavoro che richiedono meno qualificazione è impressionante.

“Il maggior ricambio occupazionale si registra nelle attività commerciali e servizi (il saldo tra giovani che entrano e pensionati che escono è positivo per +358 mila) e non si presentano difficoltà di ricambio generazionale anche in professioni come quelle di programmatori (+11 mila), disegnatori industriali (+9 mila), esperti in applicazioni informatiche (+7 mila), ma anche in professioni più tradizionali ma in espansione come i tecnici di vendita e distribuzione (+7 mila) e in professioni sanitarie riabilitative (+5 mila) come fisioterapisti, podologi, ortottisti e terapisti della riabilitazione psichiatrica.”

il fatto quotidiano

Può mai essere questa l’Italia fondata sul lavoro? No, non può essere, i dati dovrebbero essere molto… molto diversi su tutto.

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